Distorsione delle dita

Le lesioni legamentose delle articolazioni falangee o distorsioni delle dita sono normalmente di 1° o 2° e colpiscono più frequentemente il 4° e 5° dito perché più vulnerabili. Sono le classiche insaccate che producono vivo dolore immediatamente, che diminuisce 2-3 minuti dopo il trauma, permettendo generalmente la ripresa dell’attività. La limitazione spesso è in funzione del grado di gonfiore articolare e la chiusura del pugno è impedita.

Troppe volte fratture misconosciute producono importanti rigidità articolari o precoci degenerazioni artrosiche. Per cui è sempre consigliato un controllo radiologico.

Il medico ti consiglierà un bendaggio di protezione per 7-10 giorni. Talvolta per necessità agonistica ci si limita ad ancorare il dito infortunato con quello adiacente. L’immobilizzazione con stecca per almeno 3 settimane è da riservarsi per i casi di lesione di 3° grado, con instabilità di discreta entità; anche durante il periodo di immobilizzazione è comunque indicato utilizzare terapia fisica antalgica.

Alla rimozione della stecca si iniziano, il più precocemente possibile, esercizi di mobilizzazione articolare e rinforzo dei muscoli intrinseci della mano.

Riabilitazione per distorsione delle dita

Le distorsioni delle dita sono normalmente di 1° o 2° grado e colpiscono più frequentemente il 4° e 5° dito. Sono le classiche insaccate che producono vivo dolore immediatamente che però diminuisce alcuni minuti dopo il trauma, permettendo la ripresa dell’attività; la causa della limitazione articolare è il più delle volte data dal gonfiore, quasi sempre presente. Solitamente viene fatto un bendaggio per alcuni giorni ma se l’instabilità è di grado elevato l’immobilizzazione avrà maggiore durata e successivamente è possibile iniziare la riabilitazione. 

La prima fase del programma rieducativo è incentrata sul controllo del dolore e dell’infiammazione con terapie fisiche (laser e ultrasuoni in acqua) e ghiaccio a bicchierino sulla parte dolente e sul recupero del ROM fisiologico anche a gradi estremi con mobilizzazioni passive e attive. 

Raggiunta l’articolarità completa è possibile progredire alla seconda fase con l’obiettivo di rinforzare globalmente l’apparato muscolare di polso e mano con zavorre, retine e oggetti tipo pinza, l’avambraccio e stabilizzatori di spalla con elastici. 

Il programma terapeutico termina con l’ultima fase sul campo sportivo con l’obiettivo di recuperare la capacità prensile e la manualità fine attraverso un lavoro propriocettivo specifico ed esercitazioni tipo palla a muro, piegamenti sulle braccia anche con palloni bobath e superfici instabili, lancio e presa oggetti fino ad arrivare progressivamente alla ripresa del gesto sport specifico con attenzione per le discipline che richiedono il coinvolgimento dell’arto superiore e della mano. Talvolta, in particolar modo nelle fasi precoci di ripresa dello sport è utile ancorare il dito infortunato a quello adiacente.